Prima Domenica di Quaresima

Il Credo non è propriamente una preghiera, ma una professione di fede. Significa dichiarare pubblicamente, davanti e insieme agli altri, quali sono i pilastri della nostra vita. Per questo è chiamato anche “Simbolo”, parola che deriva dal greco e significa “congiungere, unire”.


Nell’antichità, quando due persone, famiglie o città concludevano un’alleanza, spezzavano una tessera di terracotta e ciascuno ne conservava una parte. Quando le due parti venivano riunite e combaciavano perfettamente, esse dimostravano l’esistenza del patto e la fedeltà all’impegno preso.


Allo stesso modo, proclamando il Credo, è come se i cristiani ricomponessero insieme un’unica tessera spezzata: si presentano a Dio uniti, in comunione tra loro e con Lui. Le parole del Simbolo, quindi, non solo esprimono contenuti di fede, ma creano comunione, rendono visibile l’appartenenza a una comunità di credenti e diventano segno di riconoscimento reciproco. Il «Simbolo della fede» è così segno di unità tra i credenti e tra i credenti e Dio.


Il Credo è una confessione pronunciata in prima persona“Io credo” — ma sempre all’interno di una comunità: la Chiesa universale e quella concreta della parrocchia. I verbi al singolare indicano la scelta personale di ciascuno davanti a Dio, ma questa scelta nasce, è custodita e vissuta nella comunità. Dimensione personale e comunitaria della fede sono inseparabili e si sostengono a vicenda